Salito a Bologna per la laurea di Marco, 87, complimenti, auguri, dottore dottore nel buco del cul vaffancul vaffancul. Mi ero promesso che per il pomeriggio sarei stato in sala studio a studiare per l'esame del 26. Sono stato lì giusto qualche minuto poi sono scappato. Perché proprio non ero in vena, perché stavo scomodo, perché avevo sonno, perché si. Sono tornato a casa di Marco, dove ha ospitato me, Matteo e Paolo. Il tempo di rilassarmi un attimo e li ho portati in giro per Bolo. Il solito giro istituzionale: Via Indipendenza, Piazza Maggiore, Piazza Santo Stefano, Via Zamboni. Forse è per questo che sono scappato dalla sala studio, perché avevo voglia di fare un giro per Bologna, un giro con Bologna, rivederla e sentirla mia ancora un'altra volta.
Marco mi ha dato una foglia d'alloro, ricevuta ho detto “Ho molte foglie d'alloro, ma sembra che non servano” poi i sorrisi strozzati degli altri. Gli altri tutti dottori, tutti con le loro corone d'alloro, io resto lì, ultimo degli ultimi con la testa spoglia. Quei quattro esami allora diventano più ingombranti, più opprimenti. Mi aspettano al varco, pronti a vedere se sono capace di mettere una x sopra uno di loro, di buttarli giù uno dopo l'altro. Quattro esami sono la distanza da quel grande respiro liberatorio che un giorno ci sarà, quando potrò lasciare andare ogni muscolo, guardare il cielo senza preoccuparmi delle pagine che mancano.
Padre- Ti mancano tre esami, no?
Io- No, quattro
Padre- Bugiardo, così non finisci mai
Dicesi incoraggiamento paterno.
Negli ultimi tempi si parla spesso di libertà di stampa, che consiste nella libertà di esprimere liberamente le proprie opinioni e critiche. Anche se il problema principale di questa Italia non è tanto il numero di voci in campo, il problema sono le informazioni imparziali riguardo ad avvenimenti, la distorsione di ogni fatto in favore di una propria visione politica. Sia chiaro che è una critica che muovo a tutta la stampa italiana che è nata con i giornali di partito, quindi chiedere da loro una informazione oggettiva quanto possibile è chiedere la luna. L'unica cosa che dico in riferimento all'informazione in Italia è questa: la sinistra ha dei propri alfieri, che sono Santoro e Travaglio. Annozero è una trasmissione classificata come di parte e faziosa, roba della sinistra. Anche se io preferisco classificarla come una voce che esce dal coro e cerca di evidenziare i difetti e le incoerenze del governo, cosa più che legittima in una democrazia. Comunque sia è un programma coerente e definito, nessuno di destra lo vedrebbe se non in maniera prevenuta e conscio che gli eventi saranno filtrati dalla matrice sinistroide del programma. Non dico che sia questa la realtà, dico che sia questa l'opinione comune. Berlusconi invece ha in mano Mediaset e la Rai, circa il 90 per cento della televisione in un paese in cui l'80 per cento della fonte d'informazione è la tv. Quindi controlla i TG del 80 per cento dell'informazione. Ma a differenza di programmi come Annozero (Ma poi ci sono altri programmi realmente paragonabili ad Annozero?) i TG sono fonte d'informazione neutrali, oggettivi, crediamo che loro ci dicano la verità senza né distorsioni né mancanze. Quindi puntualmente la destra si appiglia ad Annozero per legittimare l'esistenza di una libertà di esprimere opinioni diverse, anche se ad ogni puntata Annozero rischia di chiudere. Altro bersaglio della destra è il gruppo Repubblica-L'Espresso, specie dopo il caso Mondadori e la recente manifestazione per la libertà di stampa. Recentemente è stato bocciato il Lodo Alfano. Lodo secondo il quale ogni procedimento giudiziario contro alte cariche dello stato (tra cui il Presidente del Consiglio) viene sospeso e rinviato alla fine del mandato. In parole povere: se sei al governo e dobbiamo processarti se ne riparla tra quattro anni, se non sei al governo cazzi tuoi. Il governo ha definito tale legge necessaria, perché un'alta carica impegnata in un processo è impossibilitata a svolgere bene il proprio lavoro per il bene del paese. L'Alta corte nella votazione finale con nove voti sfavorevoli contro sei ha bocciato tale legge, definendola incostituzionale. Ovviamente hanno dedicato un articolo a tale fatto sia il Panorama, settimanale di destra, che L'Espresso, settimanale di sinistra. Il secondo ha riportato il fatto aggiungendo come tale bocciatura sia un duro colpo per il Premier, dopo i 750 milioni del caso Mondadori, dopo Palazzo Grazioli e Villa Certosa, dopo il divorzio. Fatti che seppure privati (anche se poi è da vedere quanto il privato sia privato per un carica pubblica) minano l'immagine di Berlusconi. Il Panorama ha dedicato l'editoriale ai vari “attacchi” che il Presidente subisce. Citerò alcuni estratti dell'articolo che poi commenterò. L'editoriale è di Giorgio Mulè.
“La bocciatura del Lodo Alfano non è che l'ultimo tassello di una strategia che l'Italia conosce fin troppo bene.”
“Da quando Silvio Berlusconi ha stravinto le elezioni politiche lo scorso anno ci sono due Italie da osservare. Una è quella della politica e del consenso popolare (cioè del popolo, di cui parleremo più avanti) che fa i conti con l'unico metro di giudizio possibile: il voto dei cittadini. L'altra è quella delle chiacchiere, ma non solo. E' quella cioè del tentativo, sistematico e addirittura pianificato, di distruzione e screditamento della persona di Silvio Berlusconi.”
Mi pare che quasi tutte le accuse mosse contro Berlusconi hanno un fondamento, non si reggono su sogni malati di qualche internato in un manicomio. Spiegatemi poi perché voi potete dire che la sinistra gode quando qualche soldato muore in Afghanistan o Iraq e noi con prove e dati alla mano non possiamo accusare il nostro Presidente del Consiglio che come tale non dovrebbe avere così innumerevoli scheletri nell'armadio. Tutti i procedimenti penali contro il Cavaliere sono pura fantasia e meschino complotto?
“Chi perde, sempre in una democrazia compiuta, se ne fa una ragione: analizza gli errori e ci riprova. E siamo quindi arrivati alla seconda Italia. Quella che a perdere non ci sta e che sfrutta qualsiasi occasione, anche la più bieca, pur di attaccare l'avversario. Nel nostro caso l'avversario, ossessivamente, è Berlusconi.”
In questo passo viene introdotto uno dei temi cardini della politica berlusconiana, ovvero l'opposizione deve stare muta e tacere. In una democrazia compiuta, come dice il nostro caro amico Giorgio Mulè, l'opposizione è tenuta ad esprimere il proprio dissenso nei confronti del governo rappresentato in questo caso da Berlusconi, quindi mi pare ovvio che sia il principale avversario.
“Passiamo al lodo Alfano. Dopo mesi di martellamento con gli interventi ossessivi, ovvio -di alcuni suggeritori mascherati da esperti indipendenti (vedasi Andrea Manzella, Vittorio Grevi, Giovanni Sartori) la Consulta lo dichiara illegittimo. Non bisogna essere insigni giuristi per capire che il pronunciamento dell'Alta corte è squisitamente politico: perché altrimenti, loro sì insigni giuristi, si sono spaccati nella votazione finale nove a sei? C'era cioè spazio per dare ragione o torto al lodo Alfano: se si è scelta la strada della votazione a maggioranza, significa che la via della dottrina non era univoca e quindi la determinazione finale è stata affidata anche a convincimenti politici. O qualcuno è disposto a credere che i giudici della Corte costituzionale siano delle crisalidi che si nutrono di pane e diritto?”.
Prima di tutto non viene fatto nessun riferimento alla incostituzionalità della legge, perché se approvata viene negato l'articolo 3 della costituzione che dichiara la legge uguale per tutti. Perché i nove voti contrari alla legge sono “squisitamente politici” e gli altri no? Infine perché dobbiamo ciecamente credere che ogni attacco a Berlusconi sia ingiusto e basato sul nulla e invece possiamo tranquillamente dubitare dell'integrità di due terzi dell'Alta corte? Berlusconi è un santo martire e gli altri una massa di bugiardi pronti ad infamarlo “animati da fervore antigovernativo”(termine usato sempre in tale editoriale)?
“Eugenio Scalfari al ritorno dalla manifestazione per la libertà di stampa (sic!) di sabato 3 ottobre ha avuto un'illuminazione definendo “popolo” quello che era presente in piazza. Ha scritto una bestemmia. Abbia rispetto per il popolo, che è cosa diversa dal popolino, e che invece è elemento costituivo dello Stato. E, dal momento che dal suo giornale si cita spesso a sproposito la Costituzione, dovrebbe sapere che al popolo appartiene la sovranità. E che la esercita nei modi previsti dalla Carta: manifestando, certo, ma andando a votare, sopratutto. In quella unica e straordinaria occasione in cui tutto il popolo decide chi deve rappresentarlo. Piaccia o no, il popolo italiano ha scelto il Cavaliere.”
Abbia anche Giorgio rispetto del popolo che manifesta, è una delle forme che ha per manifestare il proprio dissenso quando non ci sono elezioni in vista. Non esiste un popolo di serie A e di serie B. Se dovessimo votare soltanto e poi accettare silenziosi le decisioni del governo allora ci ritroveremmo con una dittatura di quattro anni con elezioni. Che i manifestanti non siano la maggioranza del popolo italiano è certo, ma è sempre popolo.
“Avviso ai naviganti: turatevi per bene il naso, perché di schifezze ne sentiremo davvero tante nei giorni che verranno.”
Non ti preoccupare Giorgio io il naso me lo sono turato dal '94 e non è stato per il rigore sbagliato da Roberto Baggio a Pasadena.
Era quello il luogo, il luogo dove incrociarsi nelle nostre solitudini. Ci chiedevamo perché al giungere del nuovo giorno noi eravamo lì. Noi ed i pescatori. Le tue piccole ed eleganti orme disegnavano il tuo confuso cammino sulla spiaggia tiepida di un nuovo mattino. Incurante dei capelli sconvolti dal vento tenevi in mano un libro dalle pagine ingiallite. Quel libro era la tua scusa per goderti un po' di pace, quella che ti concedono solo su un treno che viaggia, quella che ti concedono solo al funerale di un tuo caro. Venni a chiederti di chi fossero le parole su quelle pagine ormai logore e gialle, mi rispondesti con un nome della beat generation, mi dicesti che quella forma così istintiva ti impediva di capirci poi molto. Così sorridevi mentre ti facevi colta con in mano un libro di cui non avevi capito un granché. Le nostra pelle olivastra era immune a tutto quel sole e a tutta quella salsedine. Nei nostri occhi scuri c'era tutta la cultura del Mediterraneo. I pescatori silenti sistemavano le reti e vendevano il pesce a chi passava di lì.
Noi finimmo di discutere di libri, ci rimettemmo in silenzio a fissare l'orizzonte libero con il cielo che ci sovrastava.
Stamane la sveglia ha suonato alle 8 e mezza, ho deciso di dormire un'altra mezz'ora. Come spesso accade, quando decidiamo di concederti un po di sonno in più, ho dormito più di mezz'ora e sopratutto ho fatto più di un sogno.
In uno io e miei amici decidevamo di fare un viaggio, alla fine decidevamo di prendere una camera d'albergo in qualche città in Italia. Se non sbaglio decidemmo per il nord: Milano, Torino o Venezia. Poi ricordo una immagine della città scelta. Un grande albergo dalla lunga scalinata che sembrava l'ingresso di un enorme teatro newyorkese (Ah ultimamente ho anche sognato di fare un viaggio a New York). Vedevo questa entrata di lato, dietro l'enorme stabile un fiume, sopra un cielo grigio e freddo. Mi ricordava l'istituzionale Washington quel luogo. Poi mi ritrovo dentro la camera d'albergo. Quella camera mi ricordava New Orleans. Credo che il film Jfk ci abbia messo lo zampino in questo sogno, infatti la camera d'albergo credo assomigliasse a quella in cui parlano per l'ultima volta a Joe Pesci, prima che venga ucciso. Insomma in questa camera sono con Romolo, solo lui. Gli dico che la camera va bene e che vado a dire a quelli della reception che abbiamo scelto quella, il numero era tipo 39, a due cifre. L'atmosfera che si respirava era quella di due assassini che avevano preso quella camera per uccidere qualcuno dalla finestra, appunto Jfk. Quando vado ad aprire la porta mi ritrovo in un'altra stanza, credo la 4054, a quattro cifre. Davanti a me una famiglia di gente brutta. Gli dico che siamo spiacenti ma abbiamo preso noi quella camera, perché Gioele ci aveva ricordato che era quella la più grande. Loro mi rispondono che anche loro ricordavano così, ma di non preoccuparsi, ne avrebbero presa un'altra. In pratica nel mio sogno alla reception ti danno una chiave, poi decidi tu quale camera prendere. Guardando fuori dalla camera, sul pianerottolo, vedo una ragazza che passa davanti alla porta mentre parlo con la famiglia e butta, incuriosita, un'occhiata dentro. E' bionda e carina. Sempre sul pianerottolo c'è un'altra con due tette enormi, di cui una scoperta. Ha uno sguardo smarrito ed assente. Torno in camera e dico agli altri che c'è figa. Gli altri sono Marco, Paolo e Cosentino. Di Gioele e Romolo non c'è traccia. Comincio a girare per la camera, è davvero enorme. In un salotto c'è una misera poltroncina davanti ad un piccolo televisore collegato ad un Nintendo. Cosentino, esaltato, vi gioca. Poi finisce.
Il secondo è ambientato nel mio paese. Siamo al lido, sono le 19 passate, facciamo le ultime chiacchiere prima di alzarci e tornare a casa. Siamo in quattro. Alessio e Marco se ne vanno. Così in un tipico scenario balneare di fine giornata al mare, con i boxer ancora umidi, i piedi pieni di sabbia, i sandali infradito (non sono di quelli che credono che ci si opponga al sistema e si esprima virilità con un paio di ciabatte), l'asciugamano grande sulle spalle e la bici portata a mano torno a casa con il mio grande amico Eric Forman. Si, proprio Eric Forman del telefilm That's 70 Show. Nel mentre che parlo amabilmente con lui, che non ha la bicicletta, penso: “Però io ho come amico Eric, è uno famoso eppure per me è un comune amico, uno tranquillo. Dovrei mettere una foto di me e lui sul fotolog”.Quindi ecco perché come foto sul fotolog c'è Eric Forman.
Sono tornato a Bologna, vi tornai anche lo scorso lunedì per un esame di grammatica che non passai. Trentasei punti per passare, io ne feci ventisette, tutta colpa di quei dannati nove punti, con loro avrei potuto tirare un sospiro di sollievo ed invece no. Ancora a combattere con una prova d'inglese che a detta di una laureata in lingue “Neanche un laureato in lingue riuscirebbe a passarla”, affermazione confermata dal fatto che anche lei non è stata capace di spiegarmi il perché di un esercizio di tale prova. Peter Taylor: odio te e la tua camicia di jeans, porti sempre quella, manco fossi il personaggio di un fumetto. Sono salito domenica, il giorno dopo ho sostenuto la prova di economia politica, altro fardello insuperabile. Ho dato le risposte, ma al prof di sicuro qualcosa non andrà bene, magari non preciso, magari fuori tema, qualcosa troverà. E mando a fanculo Dio, suo figlio Gesù Cristo morto e risorto, sua moglie la Madonna. Che a me tocca sempre fare sempre l'illuminista che confida solo in se stesso e gli altri vanno avanti con colpi di fortuna. Dopo l'esame, finito in un'ora invece dell'ora e mezza concessa sono andato a farmi un giro per Bologna, sempre la solita. Spingi e orso per un maglioncino di cotone grey che avevo ed ho ancora, ma stretto e scomodo. La qualità di un capo si vede dentro la lavatrice. Poi dritto fino alla libreria Coop per sedersi tra i libri e sbirciare “Febbre a 90” di Hornby e il secondo romanzo di quello lì che ha scritto “Ogni cosa è illuminata”. Ho gradito di più il secondo, anche se la lettura di una pagina non può generare un giudizio oggettivo. Scendendo Via delle Moline ho incontrato Lorenzo. Si è tagliato i capelli e sta molto meglio, lui invece mi ha detto che sono dimagrito molto. Ci siamo salutati baciandoci con le guance, gli ho spiegato che mi ha preso per un pelo, che io non sto più a Bologna, che risalgo solo per dare gli ultimi esami, che per il momento sto bene così, che Bologna non mi manca, che per il futuro penso di andare all'estero, che voglio fare un master, forse a Londra, lavorerò per guadagnare qualche soldo, voglio vedere il mondo. Nel mezzo un ubriaco toscano ci ha chiesto una sigaretta, poi si è fissato dicendoci che siamo entrambi dell'altra sponda, che dovremmo tornare a casa a fare l'amore, a farci pompini, a prenderlo. Ci ha chiesto chi di noi due fosse passivo. Lorenzo, gentile come sempre, gli ha detto che siamo tutti e due impegnati ed etero, che erano i nostri ultimi dieci minuti e poi non ci saremmo rivisti. Come al solito, cittadini del mondo che noi siamo, abbiamo evitato di usare maniere scortesi e ci siamo allontanati, gli ho detto che l'avrei accompagnato dove doveva andare. Così lui mi ha detto che lui è gay ma non voleva dirglielo a quello lì, io ho risposto “ma si figurati non ce lo saremmo più tolto di mezzo se glielo avresti detto”. Che poi anche se fossimo stati una coppia, saremmo stati una gran bella coppia, dalle spalle larghe e le labbra carnose, io con occhi grandi e castani, latini e mediterranei, lui con occhi azzurri. Poi ci siamo salutati tra “in bocca al lupo”, “buona fortuna” e “ciao Fè”. E' stato bello rivedersi, ricordarsi delle belle persone che puoi conoscere quando sei uno studente fuori sede a Bologna.
Negli anni sessanta l'umanità intera ha raggiunto il suo apice, in ogni campo, sembrava potessimo costruire veramente un mondo migliore. Ci hanno ucciso Jfk, Bobby e Martin. Con tutti quei pezzi di sogni infranti non abbiamo saputo far altro che continuare a farci del male. Abbiamo messo su un 77 nichilista e violento. Sono stati i migliori anni degli States. Le ragazze correvano con code di cavallo e frange pari. Impazzava il rock, il be-bop, il soul e l'rnb. Le ragazze sedute davanti a quelle meraviglie che erano i televisori guardavano programmi musicali in cui ragazze dalla pelle nera facevano uscire dalle loro carnose bocche voci soavi e spaccanti. Se non avevi un televisore erano tutti attorno ad una radio. I neri ci davano il ritmo, i bianchi il rock. Gli Who bruciavano chitarre (prima di Hendrix), Janis aveva una voce stupenda, i Led Zeppelin portavano il rock ad un altro livello, gli inglesi Beatles inventavano il pop, la perfetta semplicità delle loro melodie. Il governo americano mandava a morire ragazzi in Vietnam, una guerra che non era la loro, una guerra che persero tra rock, eroina e ragazzi dallo sguardo perso. Ma puttana eva c'era chi lottava per impedire questo, manifestava, gridava il proprio dissenso. Frisco era un sali e scendi di fermento culturale. Lì nacque la beat generation, il cui pensiero era in parole povere che dovevamo prendere l'attimo, vivere, non negarci nulla, dovevamo seguire il beat appunto, prendere e partire, baciare, fare l'amore, ubriacarci, leggere, senza fermarci mai, leggendo “On the road” di Kerouac capirete cosa intendevano. Dalla beat generation arrivarono i figli dei fiori. E c'erano anche le Pantere Nere. Erano persone con dei cazzo dei sogni, degli ideali per cui combattere e per cui combattevano. Adesso cosa abbiamo? Nulla, abbiamo piazze vuote e server di internet pieni, abbiamo mille gruppi su Facebook che si indignano riguardo qualcosa e nessuno che scenda in piazza, nessuno che cerchi di fare qualcosa. Cosa cazzo siamo andati avanti a fare dopo gli anni sessanta? Siamo soltanto peggiorati, abbiamo voluto dare ragione ad Orwell e Bradbury. Che gran bella società di merda che siamo.
Che l'erba sia naturale e non fa mai male non vi è dubbio, che il fumo sia chimico e faccia sempre un pò male non vi è dubbio. Ma lasciatemi esporre alcune mie argomentazioni a favore del secondo. Se siete in Olanda, se siete sotto il livello nel mare nella terra arancione, se ancora meglio siete ad Amsterdam fumate tutta l'erba che c'è nei coffee shop, in speciale modo la Willie Nelson del Barney, la migliore a mio giudizio. Ma se siete in Italia diffidate, quasi sempre vi trovate qualcuno che vi propone dell'erba fatta in casa, è scura e piena di semi. L'erba buona è verde chiaro, profuma per chilometri e non vi sono semi, quella fatta in casa amici miei è sempre la peggiore, per sentire qualcosa dovete farvi quasi un purino se va bene, altrimenti vi mollano l'erba con il thc in ferie e di spendere soldi per fumare una sigaretta aromatizzata non va bene a nessuno. Il fumo forse farà più male perchè chimico, sarà più fastidioso perchè bisogna scaldarlo e tritarlo, mentre con la weeda basta un grinder affilato, ma il fumo non vi fotte, una botta in testa ve la dà sempre. L'erba è facile da coltivare in casa, quindi spesso viene coltivata malamente e venduta bene, voi alzate il dito medio quando è troppo scura, non ne vale la pena, come disse Ruggy "Io mi fido del fumo". Quello che mi stupisce è che un mio amico, venuto con me ad Amsterdam ad assaggiare le prelibatezze della capitale, non si renda conto che l'erba che sta fumando ha il thc in ferie e ancora di più mi stupisce che gli sia stata venduta da un amico fidato a caro prezzo, boh forse dalle sue parti sono tutti scemi. Vabè io i miei consigli ve li ho dati, voi aprite bene le narici e gli occhi che a fottervi con dell'erba con ci si mette nulla.
Ieri sera Paolo mi ha fatto morire dal ridere. Tornavamo da Roseto e lui che guidava dice "Speriamo che mi ridanno i punti", io chiedo delucidazioni, così lui incomincia a raccontare:"Due anni fa mi tolsero i punti, non lo sai? Tornavo dal supermercato con mia madre e mi dice di mettermi la cintura io gli dico no cazzo mi metto, dopo paletta e mi fermano i carabinieri che mi chiedono se sono handicappato, io gli dico di no e quelli mi dicono che allora devono farmi la multa e togliermi cinque punti, visto che ero neopatentato anche dieci, così sono rimasto con dodici punti. Sti stronzi! Mi hanno dato pure dell'handicappato, io quando gli ho visti ho tentato di mettermi la cintura ma non ho fatto in tempo, poi cazzo lo vedi che sono un bravo ragazzo, sto in macchina con mia madre che è adulta, le buste delle spese e chiudilo un occhio! Che cazzo! Cioè lo vedi che non sono uno sbandato con una bottiglia di birra in mano e una canna nell'altra! Se fermavano alla stessa ora Pattara si ritrovavano uno sporco, zezzo, che puzza, con l'abbronzatura da muratore, mezzo scoppato, mbrieche, invece no fermavano a me! Vaffanculo! Mia madre gli ha chiesto se mi potevano fà na multa per un'altra infrazione, invece no! Vaffanculo! Quella mia madre ha tentato di dire qualcosa, dapù quande seme arpartite ha dett' fatto bene! Vaffancule pure a ess! Poi mio padre il giorno dopo c'è andato alla caserma, gli hanno risposto male allora ha chiesto di parlare col maresciallo e gli ha detto "Marescià ma ch cazz facete?! L vedete ch è nu brave uajone! Lasciate stà! Chiudete n'occhio! Pensate a prende i delinquenti non sti poveri ragazzi!".
Nel mentre io ero piegato in due dal ridere, al che gli dico: “Adesso ti vuoi vendicare, vero?”, lui “Cià la madosca! Io ste cose non me le scordo!”, io “e come ti vendichi?”,lui “Eh se tipo mi devo vendere una macchina e uno dei due carabinieri è interessato gliela vendo, però prima di dargliela gli rompo le parti meccaniche!”, io “L vù fa schiantà?”, lui “No però s l tè d'arcurdà”, sempre lui “Oppure se tra qualche anno ci conosceremo e ci incontriamo al bar gli dico che gli offro un caffè, mi bevo il mio e poi me ne vado e se quello mi dice qualcosa gli dico “ricordati che tu due anni fa mi hai tolto dieci punti alla patente””. La seconda vendetta, detta anche “Vendetta di Paolo Montani” è stupenda, io quando l'ho sentita stavo per morire dal ridere.
Bisognerebbe rincominciare a pensare alla qualità, mai più alla quantità. Più che altro bisogna pensare proprio alla qualità, c'è gente che pensa proprio male, in maniera disequilibrata, non sacrifica la qualità per la quantità, pensa proprio male, in maniera non bilanciata. Personaggio scomodo forse sono. "Tieni gli occhi sull'orizzonte" disse Turner.